AI Slop è un’espressione che indica contenuti digitali di scarsa qualità, generati con l’intelligenza artificiale e spesso prodotti e diffusi in grandi quantità, senza un’adeguata selezione o revisione; possono essere testi, immagini, video, post sui social o interi siti web e ciò che li accomuna è che non offrono a chi li legge, guarda o ascolta un valore proporzionato all’attenzione che richiedono.
In inglese slop significa letteralmente “brodaglia” o “sbobba”: è quindi una parola dispregiativa, usata per descrivere contenuti ripetitivi, superficiali o poco accurati.
L’uso del termine per i contenuti generati con l’IA si è diffuso a partire dal maggio 2024, quando il programmatore Simon Willison ha rilanciato sul suo blog l’idea di chiamare “slop” i contenuti generati con l’IA e condivisi senza revisione, così come “spam” indica le email indesiderate. A dicembre 2025 il dizionario statunitense Merriam-Webster ha scelto proprio “slop” come parola dell’anno, definendolo come contenuto digitale di bassa qualità prodotto, di solito in grandi quantità, con l’intelligenza artificiale.
Non esiste una definizione tecnica o giuridica condivisa di AI Slop: è un’espressione nata nel linguaggio di Internet e i suoi confini variano a seconda di chi la usa.
Non ogni contenuto realizzato con l’intelligenza artificiale è AI Slop: a fare la differenza sono l’utilità del risultato, la qualità delle informazioni e il lavoro editoriale che c’è dietro, non lo strumento utilizzato per produrlo.
Quali sono gli esempi più comuni di AI Slop?
L’AI Slop si presenta in forme diverse, ma con uno scopo ricorrente: riempire spazi, attirare visualizzazioni o aumentare il numero di pubblicazioni, più che rispondere a un bisogno reale di chi riceve il contenuto.
- Articoli generati in serie: pagine costruite per intercettare il maggior numero possibile di ricerche, che ripetono informazioni già disponibili altrove senza aggiungere dati, esempi o esperienze originali.
- Immagini create per attirare interazioni: scene commoventi, animali improbabili o situazioni straordinarie generate con l’AI e diffuse sui social senza dichiararne la natura artificiale.
- Video prodotti automaticamente: immagini generate, voci sintetiche e testi ripetitivi montati per ottenere visualizzazioni sulle piattaforme.
- Recensioni e commenti artificiali: testi generati in quantità per simulare opinioni, conversazioni o interesse verso un prodotto.
- Documenti di lavoro senza sostanza: report, presentazioni e sintesi ben formattati che però non fanno avanzare il lavoro; in inglese si parla di “workslop”.
Non tutti questi contenuti sono falsi: un articolo può riportare informazioni corrette ed essere comunque AI Slop, perché non aggiunge nulla a ciò che si trova già altrove; un’immagine generata con l’IA può essere tecnicamente curata e avere come unico scopo quello di raccogliere interazioni.
Perché si produce così tanto AI Slop?
L’AI Slop si diffonde soprattutto perché l’intelligenza artificiale generativa ha ridotto drasticamente il tempo e il costo necessari per produrre contenuti: testi, immagini e video che prima richiedevano ore di lavoro e competenze diverse si ottengono oggi in pochi minuti, e pubblicarne grandi quantità senza investire in ricerca, verifica e revisione è diventato economicamente conveniente.
Anche i meccanismi con cui i contenuti vengono distribuiti e monetizzati online spingono in questa direzione: quando il guadagno dipende dal volume di traffico, dalle visualizzazioni o dalle interazioni, un sito o un profilo social può trovare conveniente pubblicare molto anche se la qualità è modesta.
Contenuti ripetitivi, sensazionalistici o costruiti solo per i clic esistevano già prima dell’IA generativa, ma la differenza è la scala: oggi si possono produrre e distribuire in quantità molto maggiori.
Che differenza c’è tra AI Slop e contenuti creati con l’intelligenza artificiale?
Un contenuto creato con l’intelligenza artificiale può essere considerato AI Slop quando offre poco valore a chi lo riceve, perché è generico, ripetitivo, superficiale o non sufficientemente verificato; la distinzione riguarda soprattutto la qualità e l’utilità del risultato, non lo strumento utilizzato.
Un articolo scritto con il supporto di ChatGPT o di un altro assistente può essere accurato e utile se parte da informazioni affidabili, viene verificato da chi conosce l’argomento e risponde a una domanda concreta; lo stesso strumento, usato per generare testi pubblicati senza controlli, produce facilmente contenuti generici, ripetitivi o con errori.
La revisione umana, da sola, non basta a evitare l’AI Slop, perché conta quello che le persone fanno davvero: scegliere le informazioni, verificarle, aggiungere conoscenze ed esperienze proprie e decidere se il risultato merita di essere pubblicato.
Contenuti di scarsa qualità si possono produrre anche senza l’intelligenza artificiale; l’espressione AI Slop indica una combinazione ricorrente ovvero produzione automatizzata, poca attenzione alla qualità e pubblicazione di contenuti che offrono poco a chi li riceve.
Che rapporto c’è tra AI Slop e allucinazioni dell’IA?
AI Slop e allucinazioni dell’intelligenza artificiale sono fenomeni diversi che possono sovrapporsi: un’allucinazione si verifica quando un sistema di IA genera un’informazione falsa o non supportata dalle fonti e la presenta come attendibile; l’AI Slop riguarda invece la qualità e l’utilità dei contenuti che vengono pubblicati.
Un contenuto può essere AI Slop senza contenere allucinazioni: è il caso di un articolo corretto ma generico, che ripete ciò che si trova già altrove. Quando però i contenuti vengono generati in serie e pubblicati senza verifiche, aumenta il rischio che contengano dati inventati, citazioni inesistenti o affermazioni inesatte.
Le informazioni false pubblicate online possono essere riprese da altri siti o recuperate dai sistemi di IA che costruiscono risposte a partire dal web, contribuendo a diffondere l’errore.
L’AI Slop è un problema per SEO, AIO, GEO e AEO?
Sì, quando la produzione automatizzata prende il posto della qualità: pubblicare in serie pagine generate con l’IA che non aggiungono valore per chi legge può violare le norme antispam di Google ma il problema non è l’uso dell’intelligenza artificiale, quanto più lo scopo e il valore dei contenuti.
Google non vieta l’uso dell’IA generativa per creare contenuti: nelle sue indicazioni sull’uso dell’IA generativa nei siti web la considera utile per fare ricerca su un argomento e per dare struttura a contenuti originali, ma avverte che generare molte pagine senza aggiungere valore per gli utenti può violare la norma sullo “scaled content abuse”, cioè l’abuso di contenuti su larga scala.
Le norme antispam di Google descrivono lo “scaled content abuse” come la generazione di molte pagine con lo scopo principale di manipolare il posizionamento nei risultati invece di aiutare gli utenti, e precisano che la norma vale a prescindere da come i contenuti vengono creati. Nella definizione di spam, le stesse norme includono anche i tentativi di manipolare le risposte generate dall’IA nella ricerca Google.
Google raccomanda inoltre di verificare l’accuratezza e la qualità dei contenuti generati con l’IA, comprese le informazioni utilizzate nei titoli, nelle descrizioni e nei testi alternativi delle immagini: i modelli generativi possono infatti produrre affermazioni inesatte o non supportate dalle fonti.
L’AI Slop riguarda anche la visibilità nei sistemi che rispondono direttamente alle domande, come le AI Overview di Google, ChatGPT o Perplexity, che costruiscono le risposte anche a partire da contenuti pubblicati sul web.
Nessuna pratica garantisce di essere citati in queste risposte; pubblicare informazioni utili, verificabili e fondate su competenze reali resta però una scelta più solida della produzione indiscriminata di contenuti (ne parliamo nell’articolo su brand journalism, AIO, GEO e AEO).
Perché l’AI Slop è un rischio per le aziende?
Per un’azienda il rischio principale dell’AI Slop è perdere credibilità: contenuti che sembrano professionali ma non offrono informazioni affidabili o utili indeboliscono la fiducia di clienti, partner e colleghi.
L’intelligenza artificiale permette di pubblicare più articoli, post, immagini e video, ma aumentare il numero di contenuti non significa comunicare meglio: il rischio cresce quando i contenuti riguardano prodotti tecnici, servizi professionali o temi che richiedono competenze specifiche, perché un testo convincente ma impreciso può causare errori concreti, oltre che danni alla reputazione.
L’AI Slop non riguarda solo i contenuti pubblicati all’esterno, ma anche i documenti che le persone si scambiano in azienda: report, presentazioni, email e sintesi generati con l’IA che sembrano completi, ma che chi li riceve deve poi interpretare, correggere o rifare.
In una ricerca di BetterUp Labs e dello Stanford Social Media Lab pubblicata su Harvard Business Review nel settembre 2025, il 40% dei 1.150 dipendenti statunitensi intervistati ha dichiarato di aver ricevuto nell’ultimo mese almeno un contenuto di “workslop”, cioè documenti di lavoro generati con l’IA che sembrano ben fatti ma non hanno la sostanza necessaria per far avanzare il compito.
Circa metà degli intervistati ha inoltre dichiarato di considerare i colleghi che avevano inviato questi materiali meno creativi, capaci e affidabili di prima.
Si tratta di percezioni raccolte attraverso un’indagine, non di una misurazione oggettiva della diffusione del fenomeno: i risultati mostrano però un aspetto importante, ovvero che un contenuto generato con l’IA che non aiuta a svolgere il lavoro può far perdere tempo a chi lo riceve e compromettere la fiducia tra colleghi.
C’è, infine, una questione di differenziazione: se molte aziende usano gli stessi strumenti per produrre contenuti simili, la comunicazione diventa uniforme ed è sempre più difficile riconoscere le competenze, le esperienze e i punti di vista che distinguono un’impresa dalle altre.
Come può un’azienda usare l’IA per creare contenuti senza produrre AI Slop?
Un’azienda evita di produrre AI Slop quando usa l’intelligenza artificiale come supporto al lavoro editoriale e non come sostituto delle informazioni, delle competenze e delle verifiche che servono a realizzarlo.
Il punto di partenza è ciò che l’azienda ha da raccontare: esperienze con i clienti, caratteristiche dei prodotti, dati interni, competenze delle persone, problemi affrontati e soluzioni trovate sono conoscenze che un modello linguistico non può ricostruire da solo, ed è proprio questo materiale a distinguere un contenuto aziendale da una risposta generica.
L’IA può aiutare a organizzare il materiale raccolto, proporre una struttura, preparare una prima bozza o adattare un contenuto a formati diversi.
Alcune attività restano però delle persone:
- Definire lo scopo: quale domanda affronta il contenuto e a chi è destinato.
- Partire da informazioni affidabili: documenti aziendali, dati verificati, fonti autorevoli, contributi di chi conosce l’argomento.
- Verificare le affermazioni: soprattutto numeri, citazioni, riferimenti normativi e caratteristiche tecniche.
- Aggiungere un contributo originale: esempi, esperienze e analisi che non si trovano facilmente altrove.
- Decidere se pubblicare: chiedersi se il contenuto è davvero utile o se aggiunge soltanto altro materiale a quello che esiste già.
La seconda regola del nostro decalogo dell’intelligenza artificiale in azienda si riassume in quattro passaggi:
- Genera
- Verifica
- Correggi
- Assumi la responsabilità
L’AI può aiutare a preparare una bozza, ma fatti, numeri, nomi e fonti devono essere controllati: ciò che non si riesce a verificare va eliminato e la responsabilità del risultato rimane a una persona (è il principio dello human-in-the-loop, l’intervento umano nel processo).


