Che cos’è l’AI literacy (alfabetizzazione AI)?

L’AI literacy, in italiano alfabetizzazione all’intelligenza artificiale o alfabetizzazione AI/IA, è la capacità di usare l’intelligenza artificiale in modo informato e consapevole: capire come funzionano gli strumenti che si usano, valutarne i risultati e riconoscerne opportunità e rischi.

Per le aziende è anche un tema normativo: l’articolo 4 dell’AI Act chiede a fornitori e deployer di sistemi di IA di adottare misure per sostenere l’alfabetizzazione del personale.

Alcune definizioni di AI literacy in leggi e altri documenti

  • L’AI Act definisce l’alfabetizzazione all’IA all’articolo 3, punto 56 come “le competenze, le conoscenze e la comprensione” che permettono a fornitori, deployer e persone interessate di usare i sistemi di IA in modo informato e di essere consapevoli di opportunità, rischi e possibili danni.
  • Una delle definizioni di AI literacy che vengono citate di più in ambito accademico è quella proposta nel 2020 da Duri Long e Brian Magerko del Georgia Institute of Technology: “un insieme di competenze che consente alle persone di valutare criticamente le tecnologie di IA, di comunicare e collaborare efficacemente con l’IA e di usarla come strumento online, a casa e sul lavoro” (traduzione nostra). Rispetto a quanto contenuto nell’AI Act, qui l’accento si sposta sulla relazione con l’IA intesa anche come interlocutore e non solo come strumento.
  • Per la scuola, il framework di Commissione europea e OCSE pubblicato nel giugno 2026 propone un’altra definizione: l’AI literacy è “l’insieme di conoscenze tecniche, competenze durature e attitudini orientate al futuro necessarie per avere successo in un mondo influenzato dall’intelligenza artificiale”.

AI literacy: tre dimensioni nella lettura: conoscenze, competenze e consapevolezza

In Axura riassumiamo l’AI literacy in tre dimensioni:

  • Conoscenze: capire i principi di funzionamento dei sistemi di IA che si usano. I più diffusi apprendono dai dati con cui sono stati addestrati e producono risultati su base probabilistica: da qui dipendono i compiti per cui sono adatti e i limiti che hanno.
  • Competenze: saperli usare e saper interagire con essi nel proprio lavoro o nello studio, interpretando e verificando ciò che restituiscono. Chi chiede a un chatbot di scrivere o tradurre un testo deve sapere che può anche ricevere informazioni plausibili ma false, le cosiddette “allucinazioni”.
  • Consapevolezza: riconoscere opportunità e rischi, a partire dai dati. Se, ad esempio, si utilizzano servizi di IA di terze parti, ciò che vi si inserisce potrebbe finire sui server del fornitore e, a seconda del servizio, potrebbe venire conservato o usato per addestrare modelli futuri. Quando questi servizi vengono usati per lavorare senza l’approvazione o la conoscenza dell’azienda, si parla di Shadow AI.

In tutte e tre queste dimensioni conta sapere quali strumenti si stanno usando e cosa potrebbe succedere alle informazioni che si condividono, con particolare attenzione a dati personali e documenti riservati.

La definizione dell’AI Act di AI literacy dice che queste competenze servono anche “alle persone interessate”, ovvero a chi subisce gli effetti di un sistema di IA pur senza usarlo direttamente, come chi si candida a un posto di lavoro e vede il proprio curriculum selezionato da un software o chi chiede un finanziamento valutato con un sistema automatico. Il considerando 20 del regolamento precisa che, nel caso di queste persone, l’AI literacy riguarda le “conoscenze necessarie per comprendere in che modo le decisioni adottate con l’assistenza dell’IA incideranno su di esse”. Nelle sue domande e risposte sull’alfabetizzazione AI, la Commissione europea ne ricava un’indicazione pratica per le organizzazioni: a seconda del rischio specifico, può essere utile estendere l’alfabetizzazione anche alla clientela.

Uso dell’IA e alfabetizzazione: perché non coincidono

Usare l’intelligenza artificiale non significa saperne valutare risultati e rischi. Secondo Eurostat, nel 2025 il 19,9% delle persone tra i 16 e i 74 anni in Italia ha usato strumenti di IA generativa nei tre mesi precedenti l’indagine, contro una media UE del 32,7%. Il dato complessivo nasconde però una differenza tra fasce d’età: tra i giovani italiani di 16-24 anni la quota sale al 47,2% (media EU 63,8%). L’uso è quindi molto più diffuso tra le persone più giovani, ma questi indicatori misurano l’adozione degli strumenti, non l’alfabetizzazione all’IA.

Nell’indagine «Io e l’Intelligenza Artificiale» di INDIRE e Festival dell’Innovazione Scolastica, condotta nel 2026 su un campione studentesco non rappresentativo, emerge infatti un “paradosso della fiducia”: verifica meno le informazioni sia chi non si fida affatto dell’IA sia chi vi si affida completamente. Una maggiore diffusione d’uso, da sola, non garantisce quindi una maggiore capacità di valutazione critica.

Che cosa prevede l’AI Act a proposito di AI literacy

L’articolo 4 dell’AI Act, nella sua versione originale, ha reso l’AI literacy un obbligo per chi sviluppa sistemi di IA e per chi li impiega nella propria attività, nei confronti del personale e delle altre persone che li utilizzano per suo conto. L’obbligo si applica dal 2 febbraio 2025.

Dal 27 luglio 2026, con le modifiche del Digital Omnibus, l’articolo 4 chiede a fornitori e deployer di adottare misure per sostenere lo sviluppo dell’alfabetizzazione AI del personale e di chi si occupa del funzionamento e dell’uso dei sistemi per loro conto. Precisa però anche che non sono tenuti a garantire un livello specifico di alfabetizzazione a ciascuna persona (mentre prima la norma chiedeva di adottare misure per garantire, nella misura del possibile, un livello sufficiente).

Gli interventi vanno calibrati sulla preparazione di partenza delle persone, sul loro ruolo e sul contesto in cui usano l’IA. Per fare un esempio, a chi sviluppa un sistema servono conoscenze diverse da quelle di chi lo usa per scrivere una mail.

Non sono prescritti corsi specifici, certificazioni o figure dedicate. Le FAQ della Commissione europea si limitano a indicare che le organizzazioni possono tenere un registro interno della formazione e delle altre iniziative di orientamento.

La vigilanza sull’articolo 4 spetta alle autorità nazionali di vigilanza del mercato, con regole che si applicano dal 2 agosto 2026. In Italia, l’articolo 20 della legge 132/2025 designa AgID e ACN quali autorità nazionali per l’IA: AgID è l’autorità di notifica; ACN è l’autorità di vigilanza del mercato, con compiti ispettivi e sanzionatori.

La ricostruzione completa, con le scadenze già in vigore e quelle in arrivo, è nel nostro approfondimento sull’obbligo di formazione dell’AI Act.

Proprio perché non coincide con un attestato, l’AI literacy si riconosce soprattutto nei comportamenti di tutti i giorni. Nel decalogo che chiude il primo modulo del nostro percorso di formazione l’abbiamo tradotta in dieci regole, da che cosa verificare prima di usare un output a chi rivolgersi quando sorge un dubbio.

Altre risorse per approfondire l’AI literacy


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