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Una rivoluzione silenziosa attorno a noi è segnata dall'aumento esponenziale dei dati a nostra disposizione, elaborabili e fruibili in maniera "naturale"

Una rivoluzione silenziosa attorno a noi è segnata dall’aumento esponenziale dei dati a nostra disposizione, elaborabili e fruibili in maniera “naturale”

A voler guardare bene, una delle grandi conquiste del web nel 2012, paradossalmente, è la possibilità offerta da Google di inviare allegati email fino a 10 gigabyte.

Pensiamoci: cosa ci sta in quello spazio (più o meno l’equivalente di 2 DVD)? Quanti filmati, quante foto, quanti documenti?

Ancora oggi molti fanno fatica ad inviare con i propri servizi email pochi megabyte, perché, abituati “alla vecchia maniera”, cercano di inviare i file “insieme” al messaggio. Il trucco di Google (nulla di nuovo, sia chiaro) è quello di caricare il file all’interno del servizio Google Drive e inviare con la mail solo un puntatore, ovvero un collegamento che consente di scaricarlo. Si può fare con Dropbox, con DropCanvas, JumboMail e molti altri servizi.

Eccola qui una delle rivoluzioni “silenziose”: continuiamo a parlare di allegati, ma cambia il modo di gestirli. Con naturalezza, grazie a software / servizi come Dropbox e affini, usiamo supporti di memoria in internet così come se fossero semplici cartelle sul nostro computer. Continuiamo a trascinare, copiare e incollare, ma le operazioni di tutti i giorni assumono valori e utilità diverse: trascino un file in una cartella ed in automatico è accessibile anche a dei collaboratori che sempre in automatico ricevono una notifica e, se vogliono, possono visualizzare quel file anche da uno smartphone mentre sono in treno o in metropolitana. Continua a leggere

Internet e nuove tecnologie in generale possono offrire molto ed un loro sapiente impiego può consentire ad una ONLUS di ottenere e fare molto di più rispetto ad un’organizzazione che non conosce ed impiega al meglio queste risorse.

Internet e nuove tecnologie in generale possono offrire molto ed un loro sapiente impiego può consentire ad una ONLUS di ottenere e fare molto di più rispetto ad un’organizzazione che non conosce ed impiega al meglio queste risorse.

26%: è la percentuale di donazioni in meno nel raffronto tra 2011 e anno precedente, emersa da un’intervista ad un campione di 163 ONLUS italiane: se pensiamo a come sta andando questo anno per persone ed imprese, purtroppo sappiamo già che tra qualche mese, quando si parlerà del raffronto tra 2012 e 2011, questo sarà ancora con il segno meno.

Se a questo trend negativo sommiamo i tagli al settore pubblico, i vincoli di bilancio e quanto altro dolorosamente imposto da una situazione economica più che drammatica, ci rendiamo conto degli sforzi a cui si stanno sottoponendo tutte quelle persone che hanno scelto di non rinunciare all’impegno sociale in nome delle decine di migliaia e più di buone cause che vale la pena portare avanti.

A voler vedere un segnale positivo emerso dal Non Profit Report di ContactLab in collaborazione con Vita Consulting, si può porre l’accento sul fatto che chi già era abituato a donare, non ha rinunciato a farlo, ma ha più che altro ridotto gli importi: questo è un importantissimo indicatore di una reale volontà di continuare a fare la differenza, nonostante le crescenti avversità.

Per chi si trova a gestire le attività di una ONLUS, le sfide da vincere sono essenzialmente due: migliorare le chance di raccolta di nuovi fondi e ottimizzarne la spesa.

E’ indubbio che su entrambi i fronti internet e nuove tecnologie in generale possono offrire molto ed un loro sapiente impiego può consentire ad una ONLUS di ottenere e fare molto di più rispetto ad un’organizzazione che non conosce ed impiega al meglio queste risorse. Continua a leggere

Un negozio online? Facile, un gioco da ragazzi!*

Un negozio online? Facile, un gioco da ragazzi!*

“Apri un negozio online e potrai vendere in tutto il mondo!”

A cavallo del millennio il leitmotiv di chi presentava soluzioni per la vendita online era più o meno questo: la promessa di accedere ad un bacino di clienti grande quanto l’intera popolazione mondiale (che, per inciso, ha superato il traguardo dei 7 miliardi già da qualche mese) a cui vendere i propri prodotti e servizi con estrema facilità e senza i costi associati al tipico negozio (affitto, personale, etc.).

Da allora, il crescendo è stato incessante e non accenna ad arrestarsi: sul fronte del fatturato, l’ecommerce ha raggiunto in Italia nel solo 2011 i 19 miliardi (spinto in sù più degli altri anni dal gioco d’azzardo online, letteralmente esploso lo scorso anno) ed il valore di questo canale di vendita è oggi ben compreso dai commercianti che spesso lo scelgono per primo nei propri progetti di apertura di nuove attività o cercano di integrarlo nel caso di attività già avviate.

I costi per “aprire un ecommerce” sono arrivati ad essere trascurabili: di piattaforme e servizi che permettono di iniziare a vendere online ce ne sono ormai letteralmente migliaia ed alcune propongono il proprio servizio a meno di 50 euro all’anno, l’equivalente di una cena per due al ristorante. Continua a leggere

Quando una traduzione si dice letterale

Quando una traduzione si dice letterale

Quante parole straniere usate nell’arco delle 24 ore? Se, come noi, lavorate nel campo del web, tantissime: browser, mouse, computer, query, file, e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia, l’italiano è notoriamente una lingua che accoglie senza fare troppe domande tutta una serie di vocaboli stranieri (leggi: inglesi), di cui potremmo anche fare a meno: babysitter, drink, show, manager, e la lista è ancora lunga.

Alla luce di questo, abbiamo la ragione di chiederci: se in Italia siamo così propensi all’uso di anglicismi, perché siamo uno degli ultimi Paesi europei come livello di conoscenza della lingua inglese (davanti solo agli spagnoli che con il loro ratón [mouse], ordenador [computer] e canguro [baby-sitter] hanno adottato una politica di “English? No, gracias” che, in fin dei conti, non è necessariamente un male – se abbiamo una lingua perché non usarla?). Continua a leggere

La prima pagina dei motori di ricerca: come raggiungere questa chimera?

La prima pagina dei motori di ricerca: come raggiungere questa chimera?

Non è raro che arrivino in mail dei messaggi pubblicitari che promettono a chi li riceve di essere visibili nella “prima pagina dei motori di ricerca”: modico investimento, risultato garantito!

Le formule proposte sono semplici e del resto è il mercato stesso che chiede a gran voce semplicità: stare al passo con il ritmo vertiginoso dei cambiamenti imposti dall’accelerazione tecnologica è davvero difficile ed è quindi più che normale che, per evitare di andare in cortocircuito, si cerchi qualcosa che non richieda troppi sforzi per essere compreso.

Se poi c’è anche sostanza e valore in quello che viene proposto, in assenza di controlli e regolamentazione, è un fattore che principalmente sta all’onestà intellettuale di chi tenta la vendita. Continua a leggere

Il nuovo sito internet di Axura

Il nuovo sito internet di Axura

Per raccontare la messa in linea del nostro nuovo sito aziendale e in qualche modo il lungo periodo che ci ha visto in rete con una pagina temporanea, potremmo esordire con un classico: “c’è voluto un po’ più del previsto, ma ne è valsa la pena” o ancora, richiamare il luogo comune del “calzolaio che gira con le scarpe rotte”. Si tratta di due approcci evergreen: uno sposta subito l’attenzione sul “qui e ora” (“scurdammoce ‘o passato”) mentre l’altro fa da giustifica, senza però dirci se il calzolaio è bravo o meno. Continua a leggere

La tecnologia ci salverà dal sovraccarico informativo?

E’ di questi giorni la notizia estrapolata da un report di 02 (compagnia di telefonia mobile inglese) che l’impiego del telefonino per (appunto) telefonare, è in realtà oggi la quinta funzione più usata, se si considera il tempo consumato dalle persone con questi oggetti. Su di una media di 2 ore di impiego quotidiano, rilevato su di una base statistica pari a 2.000 persone, il tempo dedicato alle telefonate è di “solo” 12 minuti, mentre navigazione su internet, ascolto della musica, impiego di giochi e altre attività si attestano su tempi medi superiori.

Cambiano abitudini e strumenti, con lo smartphone che per più della metà degli intervistati sostituisce la sveglia e per quasi la metà l’orologio da polso.  Continua a leggere

I codici QR compiono 18 anni: tecnologia matura o tecnologia obsoleta?

Il 1994 è l’anno di Netscape Navigator, quello che si può definire il primo browser web, capostipite di una lunga progenie di browser più o meno amati (o odiati). Sempre nello stesso anno, in una sussidiaria Toyota, per velocizzare la produzione, vengono introdotti dei codici bidimensionali, simili ai già largamente impiegati codici a barre: è cosi che nascono i codici QR (Quick Response, cioè Risposta Rapida). 

Facciamo scorrere il tempo in avanti rapidamente fino al 2012, più precisamente il 22 giugno 2012: ho personalmente avuto il piacere di far parte della giuria di un evento dedicato alle Start Up in quel di Monza, “It’s a Start”. In pratica, una ventina di start up più o meno avviate si sono presentate, con 5 minuti ciascuna a disposizione, a imprenditori e professionisti, per essere giudicate sotto diversi profili. In due di queste presentazioni i progetti e le attività avevano come riferimento i codici QR per l’interazione con il pubblico. Ma davvero, nel 2012, a distanza di quasi 20 anni dalla loro invenzione, non c’è un sistema migliore dei codici QR per creare un legame tra reale e virtuale? Continua a leggere

Restyling del portale Prezzi Benzina

Restyling del portale Prezzi Benzina

Quello del restyling del sito web aziendale è un tema con cui molte persone – titolari d’impresa, responsabili IT, responsabili marketing e varie altre persone nei ruoli più disparati all’interno di aziende più o meno strutturate – si sono già confrontate,  almeno una se non già più volte.

I motivi per cui un’azienda impegna risorse di tempo e denaro per il restyling del suo sito sono davvero i più disparati:

  • il semplice desiderio di rinnovare la propria immagine online
  • la volontà di rendere il sito correttamente fruibile su browser moderni e tablet come gli Apple iPad
  • la scelta di passare da una vetrina online ad un ecommerce
  • l’esigenza di amministrare in autonomia i contenuti del sito
  • la necessità di ridurre tempi e costi di gestione e intervento
  • il cambio di attività e priorità aziendali, che richiede una diversa presenza in rete.

L’elenco potrebbe continuare all’infinito o quasi con motivi più o meno logici e condivisibili, alcuni di reale interesse per l’azienda e altri mossi da altri ragionamenti.

Quali che siano, prima di investire in un restyling di un sito web aziendale, è bene porsi un’importante domanda:

“ce n’è veramente bisogno?” 

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