I contenuti di un sito web: quanto costa trascurarli?

Sempre rimanendo nell’ambito dei siti internet “aziendali”, proponiamo alcune riflessioni sui “contenuti del sito web”, un importante aspetto di una adeguata presenza in internet spesso non adeguatamente compreso e valorizzato, nonostante il mantra:

Content is king (in italiano suona più o meno come “il contenuto è il re”)!

Vediamo, siete mai incappati nel cosidetto “lorem ipsum”?

Eccone un piccolo esempio:


“Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua.”

Di cosa si tratta? E’ “testo finto” o se vogliamo “testo tipografico”: non è latino (anche se ci somiglia) e si utilizza dal 1500 per valutare “l’aspetto” di un impaginato o l’impatto di un determinato carattere.

Il suo ingombro “assomiglia” a quello di un testo normale, ma non avendo realmente un senso il nostro cervello non si distrae nel leggerlo e riesce a valutare meglio l’estetica dell’impaginato o del carattere.

(per chi vuole approfondire, wikipedia ha una voce molto chiara sull’argomento).

Ancora oggi, questo “testo finto” è parte integrante del processo di realizzazione di un sito web: chi si occupa dell’aspetto grafico, lo utilizza per trovare il giusto “equilibrio” della pagina ed il carattere (o i caratteri) più appropriati.

Perchè ne stiamo parlando? Perchè se cerchiamo con un motore di ricerca uno o più spezzoni di questo testo, abbiamo altissime probabilità di incappare in pagine web, anche di aziende tra le più importanti al mondo, che lo contengono: questo significa che le pagine sono andate in linea, magari con un bell’aspetto, ma senza un contenuto reale e – peggio ancora - che nessuno ci ha fatto caso.

Se lo fanno le multinazionali (tipicamente tra le aziende più attente a ogni dettaglio), figuriamoci le aziende più piccole!

Content is king? Verrebbe da scrivere che il re in molti casi deve accontentarsi di pane e acqua e qualche straccio per vestirsi!

Eppure mai affermazione fu più vera: i “contenuti di un sito web” (testi, suoni, immagini, video e secondo alcuni anche servizi e funzionalità) giocano un ruolo fondamentale nel rapporto che si instaura tra chi visita un sito, il sito stesso e l’azienda che ci sta alle spalle.

Dall’ingresso sul sito fino all’uscita, dall’umore della visita ai singoli click, il contenuto ha il potere di cambiare radicalmente l’esperienza di chi sta visitando il sito: ogni dettaglio conta, dal tono generale fino al singolo punto esclamativo.

Lo sanno bene in società come Google Inc., dove la metodologia di prova A/B (spiegata molto bene in questa presentazione in inglese) è ampiamente utilizzata.

Perchè lo fanno? Perchè investono in queste “prove”, dedicandoci tempo e denaro?

Presto detto: è un investimento che vale!

Prendiamo il caso di un sito di ecommerce e di un “nodo” molto importante del processo di acquisto, il tipico pulsante di “aggiunta al carrello” di un prodotto.

Immaginiamo un pulsante con scritto “CLICCA QUI PER ACQUISTARE”: come potrebbe interpretarlo il potenziale acquirente (soprattutto se alle prime armi)?

“Se clicco quel pulsante, acquisterò e non potrò tornare indietro” è una delle possibili e plausibili interpretazioni ed infatti il testo sopra riportato è tra i più sconsigliati per un pulsante di “aggiunta al carrello”.

Cambiare il testo di un pulsante come quello può variare drasticamente il numero di persone che compiranno quella azione (aggiungere qualcosa a carrello) e di riflesso il numero totale di acquirenti, a parità di visitatori.

Ecco come un semplice contenuto, apparentemente trascurabile, può trasformarsi (solo in apparenza magicamente) ad esempio in un “+15%” di vendite di un sito di ecommerce.

(Incidentalmente, presentare questi casi di successo è un modo ideale per presentare nella propria azienda l’importanza di investire in contenuti di qualità).

Ecco perchè Google Inc. e tutte le più importanti aziende che lavorano con il web prestano (salvo le – per fortuna rare – eccezioni come quella riportata all’inizio) particolare attenzione ai propri contenuti.

Quanto di tutto questo vale per una piccola o media impresa che si presenta in internet?

Tutto e forse di più!

A maggior ragione infatti, una piccola impresa può ottenere davvero molto investendo (anche relativamente) in contenuti

  • Chiari e ben fruibili
  • Utili
  • Significativi
  • Ben contestualizzati
  • Ben linkati

Chiari e ben fruibili, perchè il visitatore “web”, perlopiù, va di corsa. Concetti immediatamente assimilabili, scrittura a piramide inversa e tutto il resto dell’armamentario utile per “agganciare” il visitatore.

Utili, direttamente o indirettamente (ad esempio, tramite dei collegamenti), per dare risposte “soddisfacenti” al bisogno informativo del visitatore, quale che sia.

Significativi, intendendo con questo termine la capacità di “lasciare il segno” di un contenuto, e quindi di stimolare il desiderio di prenderne nota o di condividerlo.

Ben contestualizzati nella pagina o comunque dove si trovano (può essere anche più d’uno), per dispiegare al massimo la propria utilità.

ad esempio, le informazioni sui costi di spedizioni di un sito di ecommerce sì vanno in un’area domande e risposte (F.A.Q.), ma nelle vicinanze del pulsante di aggiunta al carrello (soprattutto se il costo è trascurabile o nullo), riescono a dare i frutti migliori.

Ben linkati, che poi altro non è che il riconoscimento dell’ipertestualità dei contenuti in internet e dei grandi benefici che si possono ottenere da una loro corretta interconnessione.

Produrre un contenuto “giusto” sotto tutti questi punti di vista richiede molto impegno e competenze interdisciplinari, un motivo per cui a svolgerlo sono gruppi di persone e non singoli.

Trascurare i contenuti del proprio sito corrisponde a rinunciare a delle chance per la propria azienda: che questo si traduca in un danno emergente o in un lucro cessante, è questione nominale, sempre di danno si tratta, spesso molto più ingente di quel che si valuta, soprattutto in scenari di crescente competitività e scarsità di risorse economiche, come quelli che stiamo vivendo in questi anni.

Al contrario, per una piccola azienda l’investimento in contenuti di qualità si può tradurre in un vantaggio competitivo, soprattutto se nel suo settore l’attenzione a questo aspetto chiave è ancora relativo.

Ci permettiamo alla fine di questo post una breve digressione sul mantra riportato all’inizio di questa riflessione, “content is king”:

Il contenuto è “davvero” re, nel senso che “comanda” sugli altri aspetti, possibilmente anche su quello dell’impatto visivo (che alcuni inquadrano come “la regina”), ma se non lo fa “bene”, il suo regno è destinato alla miseria. Un re buono, giusto, capace (e perché no, anche fortunato) saprà invece regalare ai suoi sudditi (i visitatori?) tempi memorabili.

Azzardiamo quindi una proposta, per un “meme” secondo noi più completo:

“content is king, long (and well) may it reign!”

Ci può stare?